
Un Padre Cappuccino m’inviò una lettera, invitandomi a scrivere un libretto popolare su Padre Pio.
Prima di accingermi al lavoro mi recai a San Giovanni Rotondo, per domandare la benedizione allo stesso Padre Pio.
Conoscendo il modo di parlare e di agire dello Stimmatizzato, dissi tra me: Se gli domanderò la benedizione per scrivere la sua storia, senza dubbio mi risponderà: Ma non hai altro da fare?… Pensai come cavarmela.
Il 6 maggio 1968 andai a trovarlo. Era venerdì, giorno di particolare sofferenza, tanto che il Padre non aveva potuto celebrare.
Alle ore tre del pomeriggio, orario in cui s’intensificano le sofferenze dei mistici, Padre Pio era nel coro della Chiesa nuova, solo; soffriva e pregava. La Chiesa era chiusa e quindi deserta.
A vedermi, tossendo e respirando con affanno, mi disse: Cosa vuoi?
— Una benedizione su ciò che intendo fare. —
— E ti benedico! — Frattanto posò la mano sul mio capo.
Pensai: Si vede che Dio gli manifesta tante cose… ma non tutto.
Ricordo che allontanandomi da lui e fissandolo con interesse, conclusi: Padre Pio sta per chiudere la sua grande giornata; è troppo abbattuto; non lo rivedrò più! —
Il mio triste presentimento si verificò; dopo pochi mesi lo Stimmatizzato moriva.
Il mio modesto scritto si propone di presentare Padre Pio alla luce mistica, cioè alla luce dei grandi carismi, o doni soprannaturali, di cui Dio volle essergli largo.
Nella stesura di queste pagine mi sono servito di ciò che io stesso vidi ed udii nelle mie visite a San Giovanni Rotondo e degli scritti di diversi autori: Fabrizio De Santis, Maria Winowska, Michele Calbucci, G. Siena e degli articoli del Giornale «Tempo».
Quanto di soprannaturale si verrà narrando, merita solo la fede umana. Il tutto si rimette al giudizio della Chiesa.
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