La sua storia

Biografia di Don Giuseppe Tomaselli

Da: Profilo biografico e spirituale, di Don Santo Di Guardi sdb — Messina, 1992

01 · Le origini della vita

Cenni biografici

Biancavilla è un grosso Comune agricolo di circa ventimila abitanti in provincia di Catania, da cui dista 24 Km. Sorge a 515 metri sul livello del mare su un ripiano delle pendici dell'Etna. Don Tomaselli vi nacque il 26 gennaio del 1902 da Salvatore e Maria Greco, famiglia i cui sani principi, lo spirito profondamente cristiano, i grandi valori morali e cristiani egli amava spesso ricordare.

Scrive nel suo diario: «Sono stato senza l'amicizia di Dio solo tre giorni, i tre giorni prima di ricevere il battesimo». Parole significative: ci dicono la premura che ebbero i suoi genitori, come era nella buona tradizione cristiana, di fare battezzare il figlio a tre giorni dalla nascita, quando gli fu dato il nome di Giuseppe. Del suo santo patrono Don Tomaselli fu un grande devoto. Di lui scrisse due libretti, uno intitolato "San Giuseppe", l'altro significativamente "La Verginità di San Giuseppe".

Don Tomaselli dunque ci dice che è stato senza l'amicizia di Dio solo i tre giorni che precedettero il suo battesimo. Si può quindi ritenere che la sua vita fu lineare, senza incrinature spirituali, tale da condurlo alla tomba con l'innocenza battesimale all'età di 87 anni.

02 · La chiamata

Vocazione

Finite le scuole elementari, vivendo la vita di fede nella sua famiglia, sorse in lui il desiderio di farsi prete. Frequentò per questo, fino alla quarta ginnasiale, le scuole nel Piccolo Seminario Arcivescovile che fioriva nel suo stesso paese natio.

Un'altra luce intanto si affacciò alla sua mente: Don Bosco. E allora lasciò il paese e con la benedizione dei suoi genitori, andò a frequentare la quinta ginnasiale, come aspirante salesiano, a San Gregorio di Catania, dove i figli di Don Bosco avevano una casa di formazione religiosa.

Dopo la quinta ginnasiale iniziò nel 1916 il Noviziato che dovette interrompere per motivi di salute. La prova lo maturò e lo confermò con maggiore consapevolezza nella vocazione salesiana e sacerdotale, per cui, ristabilito in salute, il 20 aprile del 1920, poté con gioia riprendere il Noviziato ed emettere i primi voti religiosi l'anno seguente con l'intenzione di consacrarsi per sempre a Dio nella Congregazione Salesiana.

D'ingegno impegnato nel bene, di carattere vivace, di forte memoria e acuta intelligenza, pur nel lavoro indefesso di salesiano, compì gli studi di filosofia e teologia e l'8 luglio del 1928 fu consacrato sacerdote.

Intelligenza arguta, possedeva un estro poetico spontaneo, per cui le sue poesie in dialetto siciliano erano richieste e applaudite in ogni occasione. Riusciva bene anche nel teatro e nella musica che tanta importanza hanno nella pedagogia salesiana. Aveva buon orecchio musicale.

Qualche volta in chiesa, dopo la preghiera comunitaria, a cui faceva seguire quella individuale, rimasto solo, andava a sedersi all'organo e dava più ampio respiro all'anima orante facendo sprigionare motivi religiosi di canti tradizionali, senza avere musica scritta davanti. Suonava ad orecchio con ritmo e intonazioni piacevoli.

03 · Il cambiamento interiore

Prima svolta

L'urgenza però dell'apostolato sacerdotale, della buona stampa e "la svolta spirituale", come egli la chiama nel suo diario, gli fecero abbandonare alcune attività precedenti.

«La prima svolta spirituale, iniziata nel Noviziato, l'ebbi veramente dalla lettura della vita di S. Teresa del Bambino Gesù. Rilessi questa Storia di un'anima, scelsi Santa Teresina come mia protettrice e mi misi in rapporto epistolare con la sua sorella» — Dal diario

Ovunque abbia lavorato, ovunque sia stato, ha lasciato frutti copiosi di spiritualità, echi di ammirazione per la sua coerenza tra fede e pratica, per la sua scrupolosa osservanza religiosa, per la sua vita integerrima e santa. Non si concedeva riposo, svago, vacanze. La stessa domenica era la giornata più faticosa, dedicata alle conferenze religiose e alla diffusione della buona stampa. Partiva al mattino presto dopo aver celebrato e tornava spesso a notte inoltrata, anche dopo mezzanotte. Questo anche quando era ultra ottantenne. Le sue "Piccole Ostie" gli facevano trovare gente devota, che era felice di sentirlo parlare per ore e ore, ricevere la sua benedizione, invocando aiuto per i vari bisogni fisici e spirituali.

04 · Il ministero

Attività salesiana

Divenuto sacerdote di Cristo, molte furono le case salesiane fecondate dal suo apostolato: Caltagirone, Marsala, S. Cataldo, Messina (Parrocchia Giostra), Modica (Oratorio), Riesi, Palermo (Santa Chiara), Ispica, Catania (Barriera), lo ebbero dal 1928 al 1960.

Quelle nominate sono tutte case salesiane a carattere popolare: Don Tomaselli così fu per tanti anni a contatto con la povera gente, con ragazzi a rischio. Come un buon samaritano si piegò per soccorrere miseria, povertà e ignoranza con molta pazienza e amore.

Dal 1960 fino al giorno della sua morte, avvenuta l'8 maggio del 1989, alla fine della festa della Madonna di Pompei, operò a Messina, prima al S. Domenico Savio e dal 1973 al S. Luigi, dedicandosi totalmente all'apostolato della predicazione e, soprattutto, alla composizione e alla diffusione dei suoi libretti edificanti e istruttivi in materia religiosa. Ogni giorno quando arrivava a cena, dopo essere stato ad ascoltare per molte ore la gente e venire incontro ai loro bisogni, era stanchissimo, mangiava in silenzio con molta calma. Faceva tutto con calma, specialmente negli ultimi anni. Poi prima di andare a letto passava da Gesù Sacramentato e si fermava ore intere deponendo nel cuore di Gesù tutte le pene che aveva ascoltato a contatto con le miserie umane.

Il venerdì era un giorno particolare. Celebrava per la sua gente in mattinata nella chiesa dell'Istituto San Luigi, faceva l'omelia, ricordando anche la passione del Signore e il dovere di riparare Gesù Eucaristia. Le "Piccole Ostie" erano sensibili a queste note.

Veniva molta gente anche da lontano. Frequenti erano i pullman di pellegrini che vi partecipavano e si accostavano ai sacramenti. Nel pomeriggio c'era sempre la conferenza e l'incontro anche personale che si protraeva fino a sera tarda.

05 · La sua spiritualità

I grandi amori

Quale il segreto, la sorgente che dava forza e fecondità all'apostolato di Don Tomaselli? I due amori di Don Bosco: Gesù Eucaristia e la Vergine Santissima. Parecchi libretti da lui scritti hanno come contenuto questo argomento.

Nella sua vocazione egli vedeva l'intervento della Vergine Santa, per la quale ebbe una devozione intensa e tenerissima. Raccontava spesso e con piacere che, chierico vivacissimo, nella casa di Caltagirone cadde una volta da una considerevole altezza. La Vergine Santa da lui invocata lo liberò dalla sicura morte.

Il beato Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco, passando in visita da Caltagirone e vista l'altezza da dove era caduto gli disse: «Ricordati per tutta la vita che sei vivo per miracolo della Madonna».

Diffuse l'associazione delle "Piccole Ostie", sparse in varie città d'Italia, perché fossero anime riparatrici di Gesù Eucaristico, offeso e profanato. Quale gioia faceva trasparire dal suo volto quando si presentava l'occasione o la necessità di binare la santa Messa! Se non binava, ascoltava una seconda Messa per ricevere di nuovo l'Eucaristia.

Aveva facilità di pensiero e di parola che scaturivano dall'abbondanza del cuore.

Parlava con chiarezza e semplicità, ma sapeva ascoltare con pazienza, immedesimandosi nello stato d'animo e nei bisogni dell'interlocutore.

Con grande realismo sapeva dire e dare i suoi giudizi, i suoi consigli che diventavano luce e guida per tante anime, anche spiritualmente privilegiate.

06 · La fama di santità

I doni dello Spirito Santo

Gesù condizionava i suoi miracoli alla fede dei beneficiari e diceva: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio» (Gv 14,12).

«Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. [...] portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro» (At 5,12.15).

Senza pretendere di fare nessun paragone indebito, possiamo però constatare che la potenza di Dio rifulge tanto più evidente, quanto più umili sono i mezzi di cui decide di servirsi per compiere cose straordinarie.

Don Tomaselli era uomo di fede, e riconosceva di avere «avuto da Dio grazie non solo ordinarie ma specialmente straordinarie». Con queste parole egli alludeva ai doni carismatici, e aggiungeva: «Questo pensiero delle grazie di predilezione mi riempie di timore perché molto sarà domandato a chi molto è stato dato» (dal diario).

Ci sono ancora in vita persone di retto sentire, di buona fede e sana mente le quali sono state beneficiate dalle "grazie straordinarie" che Don Tomaselli ha ricevuto da Dio, i cui frutti egli, da buon amministratore, ha sempre messo a disposizione dei fratelli e delle sorelle: di queste grazie essi offrono testimonianza con verità e semplicità, senza con questo voler anticipare o condizionare in alcun modo il giudizio che la Chiesa esprimerà a tempo opportuno sulla santità di Don Giuseppe Tomaselli.

Lo Spirito Santo lungo la storia della Chiesa ha suscitato uomini particolari, dando ad essi il dono di contribuire efficacemente a far crescere nella fede le anime ben disposte. Don Tomaselli è stato uno di questi uomini.

Tutte le notizie di doni e fatti straordinari nella vita di Don Tomaselli sono sottoposte all'autorità della Chiesa e saranno vagliate da parte delle autorità competenti.

«Penso che la preghiera per coloro che mi fanno soffrire è di gradimento a Gesù, e come Gesù ha perdonato e perdona le mie miserie, così devo anch'io perdonare generosamente e pregare.»
Dal diario spirituale di don Giuseppe Tomaselli

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