
In un Istituto trovavasi un mobile di legno, lavorato artisticamente. Da anni era rimasto in una stanza, facendo la sua bella figura. Si pensò un giorno di rimuoverlo, per necessità, ma fu un disastro. Il tarlo aveva lavorato a lungo e ne aveva polverizzata l’ossatura. Il crollo fu inevitabile.
Cosa aveva di bello quel mobile? L’esterno. E di buono? Nulla.
Il tarlo della vita spirituale è quel fariseismo, più o meno accentuato, per cui si opera per soddisfazione personale, o per eccellere, o per godere della stima altrui.
È necessario guardarsi da questo scoglio, vigilando per agire sempre e in tutto con rettitudine.
Della retta intenzione non si parla mai abbastanza, anzi pare che se ne parli poco.
Queste pagine si propongono di dare alle Religiose delle norme da seguire, affinché i sacrifici della loro vita siano tutti utilizzati per l’eternità.
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