Vita cristiana

Perché credo

Da qualche ora era calata la sera. Mi avviai verso l’abitazione del medico condotto, nella speranza di passarvi la serata in onesta conversazione. Con mia sorpresa, trovai in casa dell’amico un gruppetto d’intellettuali: un laureato in storia e filosofia, un ragioniere e due insegnanti elementari. 

La mia comparsa fu salutata con un « oh! » prolungato. 

– Scusino, signori, sono forse di disturbo?

– No, professore! La sua venuta – disse uno – mi fa piacere, in quanto ci siamo visti tante volte, salutati sempre alla sfuggita, ma giammai abbiamo avuto il bene di fare una chiacchierata! 

– E già, soggiunse il ragioniere, il professore s’intrattiene più volentieri con i frati e con il parroco, pare che sfugga le altre compagnie. Non è prete, ma vive da tale. 

– Peccato essere un credente! – esclamò il professore di filosofia -. Io non capisco come un intellettuale possa essere religioso e accomunarsi con le donnicciuole del volgo. Quell’andare a Messa e mettersi a pregare come fanno i semplicioni, non mi pare cosa degna di un professore. Lei, dottore, non è del mio parere? 

Il medico condotto rispose: «Quantunque il professore sia un mio intimo amico, non posso perdonargli la sua religiosità! Lui ha la sua credenza ed io la mia. Lui pensa all’anima, ma io non credo che esista l’anima; da tanti anni esercito la professione di medico-chirurgo e giammai mi è capitato di vedere un’anima nel corpo dei clienti!».

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